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UN VIAGGIO DA DIMENTICARE!

Dimenticate l’idillio dei tramonti africani e calatevi con me nell’incubo del viaggio di ritorno.
Innanzitutto, Malindi dista da Mombasa un centinaio di chilometri (115 per l’esattezza) che, normalmente, su una strada decente, si percorrono in un’oretta.
No. Manco per niente. ?
Mombasa e Malindi sono collegate da un’unica strada ad una corsia costellata di dossi e percorsa continuamente, di giorno e di note, da camion enormi guidati da autisti poco inclini a rispettare i limiti di velocità. Insomma, per arrivare a Mombasa con le canoniche 3 ore di anticipo rispetto all’orario di partenza del volo, devi partire 3 ore e mezza prima. Quindi, all’una di questa notte, siamo partiti da casa. ?
Alle 3,00 eravamo a Mombasa, frullati e frollati a dovere grazie alle 3 ore di buche, dossi e sterzate improvvise atte ad evitare scontri frontali con i bilici di cui sopra.
L’aeroporto è deserto: come al solito avevo ragione ? Partire quei 15 minuti prima è servito ad evitare la fila al check-in. Il tempo di piazzare il carrello di fronte al banco, a cominciano ad arrivare.
I turisti che rientrano dal Kenya sono sempre i più folcloristici. Li riconosceresti in qualsiasi aeroporto del mondo. Arrivano in ciabatte, braccialetti di perline, statue di legno avvolte in pagine di giornale, treccine nei capelli come segno evidente della vacanza esotica. ??
In 5 minuti la fila arriva fuori dall’atrio.
Facciamo il check-in, pesiamo le valigie, ritiriamo la carta d’imbarco e, con un sole già cocente e inclemente alle 6,00 del mattino, procediamo per il controllo passaporti.
Il primo di questo viaggio infernale.
Si parte.
Volo charter diretto: Mombasa Roma. Manco per niente. ?
L’altoparlante annuncia uno scalo tecnico a Verona. Siamo già oltre di 3-4 ore rispetto al l’orario di arrivo previsto.
E vabbè. Hakuna Matata. ☺️
Arriviamo a Verona.
L’altoparlante annuncia che non si tratta più di scalo tecnico: bisogna radunare le proprie cose, prelevare il bagaglio a mano, scendere, ritirare i bagagli in stiva, effettuare un nuovo check-in e tornare a bordo. Cavolo. Sono solo 16 ore che giriamo ?
Comunque, scendiamo.
Non c’è il “finger”, il braccio di collegamento all’aeroporto.
Ma siamo in Europa? ?
Scendiamo la scaletta e saliamo sul pulmino. Si muore di freddo.
Al controllo passaporti c’è una fila chilometrica: vabbè, almeno a Fiumicino ce la risparmiamo…
Passa una mezz’ora abbondante e siamo al nastro dei bagagli.
Passa un’altra mezz’ora abbondante e arriva anche l’ultima valigia.
Carrelli non ce ne sono: effettivamente l’aeroporto di Verona ricorda molto quello di Mombasa. Sia nell’aspetto che nell’organizzazione.
Andiamo al check-in.
Mio marito piazza le valige sul nastro, quindi l’addetta al banco lo invita a rimuovere le vecchie etichette “altrimenti queste valigie chissà che fine fanno”… Che fine fanno? ??
Ma scusi, non potrebbe toglierle lei visto che le ha lì a portata di mano? “Non è una mia competenza”.
Siamo tornati in Italia ?
Dopo la scalata ci concediamo un cappuccino.
L’altoparlante annuncia l’imbarco del nostro volo: gate 14. Andiamo.
15 minuti di fila e siamo al controllo delle carte di imbarco: ci sono due pulmini carichi di gente infreddolita.
Gli irriducibili sempre in ciabatte.
Parte il primo pulmino. Noi fermi al punto di partenza. Forse qualche ritardatario. Aspettiamo.
15 minuti e torna il primo pulmino vuoto. Parcheggia. Scende l’autista. Sale sul nostro pulmino e partiamo. Non ci credo! Un solo autista…
Siamo in Italia ?
Arriviamo in aereo. Prendiamo posto. L’altoparlante si scusa con i viaggiatori diretti a La Romana (La Romana? ?) per il ritardo dovuto ai viaggiatori provenienti da Mombasa. Pure!!! ?
Partiamo. Arriviamo a Roma.
Almeno qui c’è il “finger”.
Speriamo i bagagli arrivino presto.
Voglio andare a casa.
Siamo in giro da ben 20 ore ?
Sembriamo 4 zombie.
All’improvviso un blocco. Una fila. Controllo passaporti. Chiedo all’addetta: ma scusi, veniamo da Verona dove ci hanno già controllato i passaporti. Perché dovete controllarli di nuovo?
Cade dalle nuvole.
Da Verona? Allora vi hanno fatto scendere nel posto sbagliato!
Ditemi dove sono le telecamere ?
Persino Emma Bonino, protagonista con noi di questa avventura e, fino a quel momento, raro esempio di accettazione e dignitosa rassegnazione, perde la pazienza. “Domani scriverò una lettera alla compagnia aerea”.
Brava! Io ci scrivo un POSTONE!
Ride, non sa di cosa parlo. ?
Comunque, dopo l’ennesimo controllo passaporti, arriviamo al nastro bagagli.
Nessuna traccia dei nostri bagagli.
15, 20, 25, 30 minuti.
Un altro addetto del banco informazioni. “Purtroppo i vostri bagagli, come voi, sono stati fatti scendere nel posto sbagliato…” Signora Bonino, la prego, domani scriva anche alla società Aeroporti di Roma. Ci stanno trattando troppo male! ?
Comunque, alla fine arrivano anche le valigie. Usciamo.
Un orso polare ci da il benvenuto.
Un gruppetto di pinguini ci guarda e ride di noi. Fa un freddo tagliente.
Siamo (finalmente) in Italia ?

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