SI’, VIAGGIARE…

Aerei che decollano. Aerei che atterrano.

Gente che va, gente che viene.

Chi parte, chi ritorna.

Ogni volta che vedo un aereo che si alza in cielo, con quella potenza, mi chiedo come faccia una cosa così pesante a volare, a sostenere il suo stesso peso a migliaia di metri di altezza.

E poi mi chiedo dove sia diretto. 
Mi faccio un mio film. 
Immagino persone dirette in luoghi meravigliosi per la vacanza della vita, gente che ha lasciato il cuore in aeroporto o che vola per ritrovarlo al suo arrivo. 
Gente che trema di paura, gente stretta nei sedili in economy, gente stravaccata nelle poltrone della prima classe. 
Gente che guarda sognante dal finestrino un mondo che diventa sempre più piccolo e lontano, e sempre più piccoli e lontani appaiono anche i problemi lasciati a terra. 
Gente che tenta un approccio per non viaggiare da sola, gente che si tuffa nel buio di una mascherina e buona notte al secchio. 
Gente che viaggia per lavoro: camicia bianca, giacca scura, tablet, quotidiano, doppio espresso. 
Gente che vola per la prima volta abbattendo le barriere di una vita un po’ troppo “stretta”. 
Gente che si fa il segno della croce, gente che si attacca alla bottiglietta dell’EN per placare i mostri di fobie mai affrontate, mai risolte. 
Io adoro viaggiare, ma la mia idea di precarietà non mi fa amare gli aerei. 
Ci sono anch’io tra queste persone. 
Anch’io ho volato il mio primo volo e lo ricordo come fosse ieri. 
Anch’io mi faccio il segno della croce e le goccette sono sempre a portata di mano. 
Ma ogni meta merita il mio sospiro. Ogni viaggio è una pietra incastonata, una goccia di colore. 
Un pezzetto di paradiso da assaporare in anticipo.

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