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Restare o partire.
Subire l’accanimento di una sorte crudele o fuggire da morte certa sfidando un destino balordo.
Due opportunità.
Scelte obbligate dall’esito incerto.
E cattivissimo.
 Aylan Kurdi, 3 anni.
Qualcuno ha scelto per lui.
Partire sembrava la scelta più giusta.
Certo, quel qualcuno non avrebbe mai pensato di ritrovarlo morto sulla spiaggia di Bodrum. Una morte talmente ingiusta e insopportabile che lo avrebbe reso il simbolo di un orrore che non vuol saperne di cessare.
Omran Daqneesh, 5 anni.
Il bambino di Aleppo.
Qualcuno ha scelto per lui.
Restare sembrava la scelta più giusta. O forse non c’era altra scelta.
Certo, quel qualcuno sperava di riuscire a proteggerlo dalla violenza della guerra.
Non ce l’ha fatta.
Lui, come migliaia di altre madri e migliaia di altri padri, ha fallito.
Omran ha vissuto sulla sua pelle tutto l’orrore di questo barbaro conflitto.
La sua foto colpisce al cuore.
Il suo sguardo arriva dritto dove non vorresti mai. E punge talmente forte da costringerti ad una smorfia di dolore.
Khalid Albaih, vignettista sudanese in esilio in Qatar, li ha fatti incontrare in una vignetta che racchiude un’enorme verità.
Questi due bambini senza nessunissima colpa, sono diventati, loro malgrado, il simbolo di un orrore che non dà scampo.
Non concede deroghe.
Uccide e devasta.
 Partire o restare.
Una scelta che costa la vita.

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