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Risolvere. In qualche modo.
Risolvere anche quando sembra impossibile. Anche quando i problemi sono troppi e troppo grandi. Anche quando sembrano mostri abominevoli che godono delle nostre difficoltà.
Perché tutto si risolve.
Basta mettere ordine. Fare chiarezza, anche quando sembra di aver perso la bussola.
Un passo alla volta.
Si comincia. Ci si ferma.
Si ricomincia. E ci si ferma di nuovo.
Si mette un punto e si va avanti.
Io credo questo.
Che nulla sia impossibile.
Che, in linea di massima, sia tutto abbastanza risolvibile quando si trova la forza di ragionare.
Il brutto è quando questa forza viene meno.
Quando si perde la lucidità necessaria per inquadrare il problema.
Il centro della questione.
Perché, che si voglia accettare o meno, esistono delle fragilità che implicano enormi difficoltà nel gestire l’emotività, la paura, il senso di inadeguatezza. E queste fragilità ti rendono cieco e sordo all’ovvio, al banale, al facile.
Ti sovrastano. Ti paralizzano.
Sono invisibili. Inconsistenti.
Ma pesano come macigni.
E servono occhi particolarmente sensibili per vederne l’ombra.
Un olfatto particolarmente sviluppato per sentirne il fetore.
Cuori particolarmente liberi da pregiudizi per distinguere le mille facce del dolore che ne deriva.
Solo chi ci passa può saperlo.
Solo chi si scontra con il “male oscuro” sa quanto possa essere feroce.
Ma se ne esce.
Con tanto amore se ne esce.
E si risolve.

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