Blog post

Ci sono luoghi che ti restano nel cuore. Anche ad anni di distanza.
Luoghi in cui hai trascorso le vacanze da bambino, di cui riesci a ricordare perfino i profumi e i sapori.
Posti che ti tornano nella mente all’improvviso ascoltando una canzone e scorci di panorami che non riesci a collocare in nessun posto ma di cui potresti raccontare ogni sfumatura.
Il profumo dei plum cake di Palinuro, cotti al forno tutte le mattine. E in un momento, insieme a quel profumo, tornano le risate, le gare di canto, il mare trasparente. I miei genitori innamorati. E i nonni, i miei amatissimi nonni.
Un altro profumo, un respiro intenso, e sono in Sardegna.
Mi vedo scendere dal traghetto stanca morta dopo una notte passata su una poltrona. Papà nel garage in un delirio di ferraglia. Sono sulla scaletta e quel profumo mi pervade. Mirto, sa di mirto e di scogli baciati dal sole. E di Maestrale.
La Sardegna ha un odore tutto suo che non ho mai ritrovato in nessuna parte del mondo. E insieme al profumo di Mirto torna la mia amica Giorgia, i primi amori, i falò sulla spiaggia di Capo Coda Cavallo, i bagni di mezzanotte a Cala Brandichi.
Poi un altro sapore.
Quei pesciolini di liquirizia che ogni tanto compro in erboristeria. Fiuggi.
Ci pensava zia Daniela a farne incetta. Ma non tutti i giorni, solo ogni tanto. Mi ricordo la bustina di carta, un piccolo acquario di pesci tutti neri, appiccicosi. Deliziosi. Il vecchietto dell’Hotel Imperiale che ci sgridava quando entravamo sbattendo la porta. Quanto si arrabbiava! E la merenda con la pizza bianca e il prosciutto appena tagliato, il minigolf, il trenino della Fonte.
E poi l’odore acre dell’Africa.
Che ti colpisce come un pugno appena fuori dall’aereo.
Quell’odore che, se non lo conosci, storci il naso.
Di caldo, di umido, di terra rossa.
L’odore dell’aria che suda e che impregna qualsiasi cosa. Odore che impari ad amare come impari ad amare tutto di quella terra. E che in un baleno mi trascina nelle viscere dei miei ricordi più belli. Le sagome dei Baobab al tramonto, la spiaggia di Sheshale e la grande capanna di Makuti. La nostra casa. Le feste di Capodanno, la Vigilia di Natale e l’albero di lamiera. Le ceste dei pescatori piene di pacchetti rossi.
Johnatan il sarto, Balala il sognatore.
La parte più bella di tutta la mia vita è legata a questi profumi.
Poi, certo, c’è anche una parte meno bella che tenta di tornare. Meno profumata.
Ma quella è un’altra storia che non mi va di raccontare 😉

Baci grandi

Commenta questo post

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post precedente Post successivo