Blog post

Sono quasi 25 anni che vengo a Malindi. Ogni anno almeno una volta.
Ho visto deturpare l’animo selvaggio di questo paese dalla “civiltà” occidentale.
Anno dopo anno.
Pole pole. ?
Ho visto italiani beceri, costretti a scappare dal loro paese, venire qui a fare i padroni.
Ho visto spuntare da un giorno all’altro eco-mostri sulla spiaggia, ad un passo dal mare, che l’alta marea quasi li sovrasta.
Ho visto gli africani arresi alla prepotenza dei Musungu: c’erano luoghi in cui non potevano entrare se non per servire.
Veramente ce ne sono ancora.
Ho visto gli Askari alzare il manganello sulla spiaggia per proteggere le zone riservate ai bianchi e venditrici di parei cacciate in malo modo dai turisti infastiditi.
Ho visto espressioni di infinito stupore di fronte ai primi telefoni cellulari.
Ho visto sguardi colmi di desiderio per orologi, occhiali da sole, magliette firmate, scarpe sportive. Sogni proibiti.
Oggetti del desiderio di una popolazione ingenua. Infantile.
E anno dopo anno il dilagare dei Musungu ha costretto i locali ai limiti della loro stessa terra.
“Ospiti” poco graditi di un paese che accoglie senza chiedere nulla in cambio.
Un paese che si offre, che si annulla, perché non sa fare altrimenti.
E se ami questo posto, se riesci a calarti nel cuore di questa terra e la fai tua, tutto questo ti turba. E ti disturba.
Perché sei parte attiva, tuo malgrado, di ciò che la contamina, che la vorrebbe diversa nonostante la sua evidente e strabiliante perfezione.
Da qualche anno, però, qualcosa è cambiato. Qualcosa sta cambiando.
Pole pole. ?
Quasi che gli africani stiano acquisendo coscienza della loro identità.
Quasi una riscossa nel far valere quei diritti calpestati per decenni.
Quasi che la crisi del mondo occidentale stia automaticamente rendendo merito a chi, per secoli, è stato escluso dall’emancipazione, dai supremi giochi di potere.
I “nuovi ricchi” di Nairobi acquistano gli immobili più prestigiosi e vengono a Malindi per le vacanze. Famiglie con decine di figli che, finalmente, frequentano alberghi, spiagge attrezzate, ristoranti, casinò e bar.
E gli stessi abitanti di Malindi hanno deciso di riappropriarsi di certi spazi.
Dei loro spazi.
Costringendo i turisti ad una convivenza forzata.
Sopportando con fierezza la vicinanza.
Sostenendo con orgoglio e dignità gli sguardi schivi dei Musungu.
Oggi la spiaggia era un’onda nera in movimento. Un crepuscolo nuovo e bellissimo.
Pochi visi pallidi. Pochissimi.
Intimoriti dal “contatto”, se ne stanno rintanati in casa o nei pochissimi spazi ancora riservati.
Certo, la strada è ancora lunga.
Il percorso impervio.
Ma la direzione è quella giusta.
Haraka! ???

Commenta questo post

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post precedente Post successivo