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Ottobre. Tempo di grandi scelte.
Sandalo o stivale?
Felpa o cappotto?
Dubbi sanabili soltanto con l’accettazione dell’inevitabile.
Va bene. Ho capito.
Faccio il cambio di stagione.
Io e il mio armadio ci scrutiamo.
Ci studiamo. A lungo.
Nell’aria la musica di Morricone.
Vediamo chi molla per primo.
Scala. Mi arrampico sfidando le mie vertigini. Infilo la mano e tiro giù tutto quello che tocco.
In due minuti potrei gettarmi dalla scala a volo d’angelo e rimbalzare su una montagna di roba nera.
I miei vestiti.
Scendo e butto un occhio. Rapido resoconto della passata stagione.
Poi mi accuccio, li raccolgo in un grande abbraccio e li porto sul letto.
Fase uno: terminata.
Da qui non si torna indietro.
Quindi. Colgo l’occasione per fare una cernita dell’estivo: ci sono cose che non metto da anni ma che mi saltano sempre agli occhi, ricordandomi che sarebbe il caso di rimpiazzarle.
Stavolta le tolgo.
Però… Se poi… Effettivamente…
Vabbè, la cernita la faccio la prossima volta.
Piego, impacchetto, catalogo e chiudo la zip delle scatole Ikea. Quelle di tela.
Le numero per non sbagliare.
E considerate che sto anche cambiando casa, quindi diventa tutto più complicato e necessariamente macchinoso.
Comunque.
Fase due: completata.
Restano le scarpe. Paura. Rimando.
Alla fin fine i sandali possono ancora andare.
Sono entrata ufficialmente nella fase peggiore della questione.
Quella in cui hai i pantaloni lunghi, il maglione di lana leggera, la giacca da tenere sempre in macchina… e le infradito.
Quella in cui ogni mattina apri il cassetto delle tute e ringrazi Dio di non aver mai fatto quella cernita.
Di non aver mai dato ascolto alle parole di tua madre: “in un armadio non dovrebbero proprio esserci le tute, così non rischi di cadere nella tentazione di indossarle”. 😊
In questa fase, in cui ogni scusa è buona pur di evitare la crociata delle scarpe, mi diletto con gli altri cambi di stagione.
Mio marito. 10 minuti netti.
Mio figlio. Tutto uguale tranne il lino. 12 minuti netti.
Mia figlia. No. Meglio le scarpe 😰
Anche perché mi trovo un mezzo lavoro già iniziato, un guazzabuglio di lana, cotone, acrilico e pizzo. Di nero, grigio, giallo e rosa fluo.
Una terra di mezzo in cui i costumi fanno coppia col montone.
Nja faccio.
Provo un piacere sadico nell’eliminare ciò che non va più.
Riempio bustoni per la parrocchia.
Svuoto i cassetti e libero le stampelle.
Piano piano ritroviamo un certo filo logico.
Scatole di Ikea. Zip. Fatto.
Torniamo a noi. Scarpe.
Che poi io ci tengo troppo per non imbarcarmi in un lavoro certosino.
Quindi imbottisco le punte, tolgo i lacci, li arrotolo per bene, le sistemo nella sacca anti-polvere.
Scatola di Ikea. Zip.
Scatola di Ikea. Zip.
Scatola di Ikea. Zip.
Scatola di Ikea. Zip. Ehm. Fatto.
Finito. Brava Rachele.
È di nuovo tutto nero.
E di nuovo spicca la vestaglia rossa.

Bentornato Autunno

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