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NOSTALGIA CANAGLIA

Ci sono momenti in cui vorresti essere diverso.
Momenti in cui capisci che avresti potuto fare, dire, e invece non hai fatto e non hai detto.
E quando te ne accorgi è già tardi.
Quando ero piccola entrambi i miei genitori lavoravano, quindi mi lasciavano la mattina e li rivedevo la sera. Ho trascorso quelle ore, i primi anni della mia vita, con una donna meravigliosa che chiamavo “Deddè”.
Delia, in realtà.
La donna più accogliente e materna di questo mondo.
Un quintale di pura bontà: una “Mami” allegra e protettiva che mi ha cresciuta come una principessa.
Le nostre giornate scorrevano allegre tra la cucina e la campagna, la raccolta delle olive, le uova nel pollaio, i gattini da accudire, la semola da preparare. Sento ancora tra le mani la consistenza di quell’impasto di pane raffermo. Il sapore del tuorlo dal buchino nel guscio.
Poi, la sera, aspettavamo a casa che tornasse Nando. Nando che, in apparenza, era il contrario di Delia.
Burbero e severo, mi insegnava a scrivere. Sbuffava quando sbagliavo. Fumava come un turco.
Si arrabbiava quando Delia assecondava i miei capricci.
Ma era tutta scena.
Lui mi amava tanto quanto lei.
Mi guardava crescere con quegli occhi pieni d’amore.
Ed ha conservato in una scatola tutti quegli anni meravigliosi, ogni momento, anche il più insignificante.
Nando, così timido e austero, così innamorato della sua Delia.
62 anni di matrimonio.
62 anni di amore, fiducia e rispetto reciproco.
Nando da ieri non c’è più.
Ho fatto appena in tempo a fargli conoscere i miei figli. Perché per anni mi sono dimenticata di lui, distratta dalla mia vita adulta e frettolosa.
E mi vergogno di aver trascurato tanto amore. Di averlo egoisticamente privato di quella bambina che aveva accolto e amato come una figlia.
Vorrei poter tornare indietro.
Vorrei abbracciarlo solo una volta, per dirgli che anch’io ho amato lui con tutto il mio cuore.
E che adesso mi manca da morire.

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