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L’INTERSCAMBIO CULTURALE

Interscambio culturale: Italia-Spagna.

Nello specifico: mio figlio, 15 anni, studente di liceo scientifico, va a stare per una settimana presso una famiglia spagnola ospitante.

Per contraccambiare, a Febbraio noi ospiteremo il ragazzo di Madrid.

Bello! Bellissimo!

E come no! ?

Dopo una prima riunione orientativa con il gruppo delle mamme interessate, si apre il gruppo Whatsapp.

Al 763esimo messaggio capisco che tutte le famiglie sono state già contattate dagli spagnoli e che i ragazzi si sentono già fratelli di sangue.

Il mio telefono, a parte i soliti 19 gruppi, tace. ?

Nessun tintinnio dalla Spagna. ? Chiedo a mio figlio. Hai notizie del “gemello” spagnolo? No. Niente.

Alla luce di questa anomalia, mi astengo dal commentare la chat.

Regali, pensieri, letterine e programmi: si parla di questo mentre noi ignoriamo la destinazione finale di mio figlio.

Lo incoraggio a fare il primo passo e, di nascosto, lo faccio anch’io.

Lui scrive a Luis. Io scrivo a Maria, la mamma.

Dopo 24 ore una risposta telegrafica: “Mi chiamo Maria. La prossima settimana danno tempo brutto qui a Madrid.”

AH. Ok. ? Calma e sangue freddo.

Portiamo una giacca pesante. Magari anche una sciarpa e un cappello.

Nico, tranquillo, la mamma ha risposto. Ti aspettano con ansia. Non vedono l’ora di conoscerti! ?

Lo incoraggio a cercare un contatto con il figlio.

Gli altri non fanno che chattare. Un gran fermento.

VABBE’ ? Finalmente risponde anche lui: laconico. Ama il tennis. Il football americano. I videogiochi.

Vabbè, dai, forse è timido. ?

Si parte: lascio mio figlio al pullman e torno a casa. Fiduciosa.
Sarà meglio del previsto: ne sono sicura.

Finalmente una telefonata.
Mamma, sono arrivato. Grandi baci e abbracci, tutti felici… 
EVVAI ?? 
Ma per me non c’era nessuno ? CAVOLO ?

Sono arrivati in ritardo. La madre avrà 70 anni. Lui non parla, non mi guarda.
Stasera escono tutti in gruppo. Gli altri.

Luis non ha molti amici. Preferisce restare a casa.
AIUTO 
????

Meglio amore… sarai stanco… ? Riposati.

Sono certa che domani andrà meglio.
Hai consegnato i regali? (Magari Maria si commuove, penso ?)
Sì, dati. Con i soldi che abbiamo speso mi ci pagavo un albergo ? 
E così per tutta la sera, fino a 5 minuti fa.
Ora è crollato.

Finalmente.

Me lo immagino in quella stanzetta spagnola.

In quel letto sconosciuto di una casa sconosciuta.

“Figlio” di una famiglia estranea.
Con una mamma che non sono io.

Domani mattina si sveglierà e farà fatica a capire dove si trova.

Lo so, capita sempre anche a me.

Poi si ricorderà di Maria, di Luis, della casa polverosa, dello sguardo schivo di quel coetaneo spagnolo.

Faticoso lasciarli andare 
?

Doloroso immaginarli soli 
?

Mi sento monca 
?

 

Ti amo Nico ❤

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