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Eccola l’Africa.

Un abbraccio umido e caldo che ti accoglie appena scendi dall’aereo.

Un odore che è il suo e lo riconosci tra un milioni di altri odori, e lo porti a casa alla fine del viaggio come un souvenir.

Ti resta nelle narici.

E ti riporta alla mente il sorriso di Furaha, la timidezza di Gumbao, la dolcezza di Garama.

E dei loro 12, 8, 4 figli. 24 in tutto.

E negli occhi ti restano i fotogrammi di un viaggio meraviglioso che è sempre diverso. Sempre una prima volta.

Il mare nero, la sabbia spinta dal vento, i Baobab rugosi che sembrano guardiani di storie inenarrabili.

La marea che sale e scende al ritmo della luna, i bambini che corrono sulla spiaggia cercando di catturare l’attenzione dei turisti distratti, le venditrici di parei che colorano la spiaggia di mille tinte sgargianti.

Le dune di sabbia nascoste dalle mangrovie, la barriera corallina che emerge dal mare portando alla luce stelle marine, coralli, granchi e paguri.

Un sole che taglia la pelle, che avvolge ogni cosa come un manto.

E poi si spegne in tramonti di fuoco.

Una luna che è argento vivo in un tappeto di stelle.

Le palme piegate dal vento, le alghe seccate al sole, i neonati stretti nei parei, come zainetti.

E noi privilegiati ospiti di questa parte di mondo, non possiamo che prendere atto della nostra piccolezza.

Ospiti di una terra enorme, infinita.

Buona e cattiva. Dolce e crudele.

Ma meravigliosa. Infinitamente meravigliosa. ❤

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