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Nonostante tutto e tutti, anche questo 2017 volgerà al termine nella mia adorata Africa.
Già a guardarla sul monitor in aereo, emoziona tanto è grande. Potente.
Impossibile non innamorarsene perdutamente.
Del mio amore per il Kenya vi ho già parlato. Un amore lungo 20 anni.
Anni in cui ho assistito al grande cambiamento di un paese che chiede a gran voce un suo posto nel mondo.
Ma la gente, sia i locali che quelli che sono rimasti, innamorandosene perdutamente appunto, quella no, non è cambiata.
Ci sono i Giriama, sorrisi bianchissimi e canto a fior di labbra; i Kikuyu, gli intellettuali, quelli che mandano avanti e indietro tutto il paese.
Ci sono i pionieri, gli esploratori, i primi italiani arrivati per penetrare quella ambita colonia inglese, fatta di case sul mare discrete ed eleganti. Di mobili di legno massiccio, statue di ebano e teste di leoni.
Pioniere, esploratore e cacciatore, Armando, artista di gran fascino.
Con le sue storie sull’Africa ha incantato intere generazioni.
Racconta, e sostiene di averne le prove, che Antoine de Saint-Exupéry abbia scritto “Il Piccolo Principe” nel giardino della sua casa di Malindi e che l’unico esemplare esistente al mondo di una specie di draghetto si aggiri ancora oggi in quel giardino.
Pioniere, esploratore, cacciatore e incallito sciupafemmine. Si dice che le donne più belle siano cadute ai suoi piedi e che lui le abbia raffigurate nei suoi quadri rendendole immortali.
Artisti meno brillanti e indubbiamente meno carismatici, sbarcano il lunario ricreando scorci di una Terra che rapisce e cattura, sempre e in ogni caso, a dispetto di un talento che fatica ad emergere.
Ci sono i fuggitivi.
Quelli che in fretta e furia hanno fatto un biglietto di sola andata e che in Kenya hanno ritrovato la libertà.
Gli usurpatori, li chiamo io.
Padroni in una terra in cui è facile sentirsi potenti. Leciti beceri, esiliati, aridi “amanti” di donne private di ogni libertà di espressione.
Poi ci sono loro, donne e uomini che qui in Africa hanno trovato la loro America.
Persone sole o solitarie per scelta, a cui la vita ha negato e tolto, persone a cui questo paese ha ridato la speranza e la voglia di vivere.
Parlo di te, mamma Lella.
Della tua casa Bianca di Mambrui, così lontana dal trambusto di Ferrara.
Delle tue torte, delle marmellate, dei quadri e dei vasi di conchiglie.
Della tua pelle sempre abbronzata e soda, dei tuoi abiti colorati, dei sandali di perline.
Della dolcezza con cui ci accogli, delle tavole imbandite che più siamo meglio è.

Buon Natale.
Tanti auguri, mamma Lella.
Italiana di nascita, africana di adozione.
Ma, si sa, i figli sono di chi li cresce ♥️

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