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Ieri ho conosciuto Domenico, un ragazzo Calabrese nato e cresciuto in un paesino di 1.500 anime.
Domenico è il proprietario e il gestore di una villetta in cui io, mio marito e un gruppo di amici abbiamo dormito la scorsa notte.
Un’ospitalità impeccabile.
Stamattina, mentre mi preparava il caffè, mi ha raccontato la sua vita.
Sua moglie è ungherese. Si sono sposati prima di quanto volessero perché la burocrazia italiana li ha costretti.
Hanno una figlia.
Hanno vissuto in Germania per quasi 10 anni.
Li descrive come gli anni della “serenità”.
La Germania, mi ha detto, è un grande paese. Ti da quello che meriti SE lo meriti. Nella misura in cui lo meriti.
Lì ha imparato il rigore, il piacere di fare le cose per bene.
Ma gli mancava l’Italia.
Da buon calabrese, la Germania lo intristiva.
Tornato in Italia sceglie di vivere al nord, nella provincia bresciana.
A Sirmione.

Qui trova il suo angolo di paradiso e decide di mettere su famiglia.
Si scontra immediatamente con una burocrazia lenta, pesante e pedante, fatta di cavilli, multipli e sottomultipli di regole e pratiche impossibili che, come ho già detto, lo inducono ad affrettare i tempi del matrimonio per paura che sua moglie venga costretta a tornare in Ungheria.

Ma perché… Esiste qualcuno che in Italia non vada e venga come vuole?
Mi giunge nuova… ?  Comunque…

Perché vi racconto di Domenico.
Innanzitutto perché mi ha colpito la sua disponibilità, la sua serenità, la sua compiacenza nel dar seguito ad ogni nostra richiesta, la disarmante gentilezza e la compostezza nel portare avanti la nostra conversazione mentre continuava a svolgere le sue mansioni di gestore.
Mi ha colpito il suo sorriso rivolto ad una sconosciuta.
La gentilezza nel porsi. La serenità nel fare.
Sorrisi, gentilezza e serenità che nel quotidiano faccio fatica a riscontrare e che, ne sono convinta, hanno molto a che vedere con l’ambiente in cui si vive.
Ambiente che ci contamina. Ci intossica o ci disintossica.
Lui intossicato lo è stato.
Gli è bastato un week end a Roma per fargli rimpiangere anche il clima tedesco!
”Ma è un inferno! Come fate a viverci!”
Immondizia, sporcizia, traffico, mendicanti dappertutto!
Voleva timbrare il biglietto dell’autobus, ha detto, ma era tanta la calca che non è riuscito ad arrivare alla macchinetta.
Che vergogna! 
?
E ora, sul treno che mi riporta a casa, mi immagino Domenico nella sua villetta ben tenuta, lo vedo sorridere alla moglie mentre racconta di quel gruppo di matti che gli hanno chiesto gli spaghetti alle 4,00 del mattino.
E mi chiedo se sia giusto che sia la vita a scegliere per noi.
Se sia giusto lasciar fare, adeguarsi, adattarsi senza valutare le alternative. Perché lamentarsi e mostrarsi insofferenti è troppo facile.
Molto più difficile è cercare e scovare una condizione che ci sia più congeniale.
E poi fermarsi. Proprio come ha fatto Domenico.
 Un saluto! ☺

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