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DIVENTARE INVISIBILI

Allora. Faccio un po’ di ordine nella mia testa perché questa giornata mondiale contro la violenza sulle donne (26/11) mi fa riflettere, e molto.
Ma queste riflessioni vanno ad aggiungersi ad altre e tante considerazioni che nei giorni scorsi si sono depositate in attesa di decantare.

Mi riferisco ai casi di molestie sollevati e denunciati da decine e decine di attrici, o aspiranti tali, che hanno accusato, anche a distanza di anni, di aver subito molestie per mano (mai termine fu più appropriato) di produttori e registi più o meno noti.
Ho cercato di tenente per me le mie considerazioni, perché ognuno è libero di vederla a modo suo e ogni modo è, sempre e comunque, contestabile, criticabile o condivisibile.

Ora, però, si rischia di fare di tutta l’erba un fascio e questo lo trovo un errore madornale.

A mio parere dobbiamo partire dal presupposto che un’avance, una molestia e una violenza, pur essendo gradini di una stessa scala, si trovano ad altezze ben diverse.

Anzi: bassezze.

E se la prima, pur essendo nella maggior parte dei casi un gesto di estremo cattivo gusto, non inficia in maniera pesante sulla libertà e sulla dignità di chi la subisce, le altre hanno l’odore acre dell’umiliazione e del sopruso.
Ecco.
Trovo che in questo periodo si stia estremamente sfumando questa linea di confine che, invece, dovrebbe essere netta e invalicabile. Per me lo è.

Possibile, mi chiedo, che queste accuse infamanti stiano venendo fuori in sequenza, una via l’altra, dopo anni silenzio? E perché soltanto adesso? Proprio adesso?

Io non lo so.

So che di certo è successo qualcosa a qualcuna di queste ragazze (non a tutte, non ci credo) e che quel qualcosa non sarebbe dovuto accadere.
Ma so anche che la violenza è una cosa ben diversa.

La violenza non si racconta.
Perché spesso non te ne dà modo.
Perché ti perseguita con la minaccia di tornare più cattiva.
Perché se anche non ti uccide, ti annienta. Lasciandoti un ignobile strascico di sensi di colpa che, balordi, torneranno sempre a chiederti se tu abbia fatto o detto qualcosa che possa aver scatenato quella furia travolgente.

La violenza chiede giustizia con un filo di voce.
Non grida vendetta in prima serata.

Quindi oggi il mio pensiero va a tutte le donne che, loro malgrado, hanno dovuto varcare quel confine.
Donne violate e svuotate di qualsiasi moto di ribellione o denuncia.
Donne che abbassano lo sguardo per non vedere altro orrore.
E per non farsi vedere.
Come i bambini che, quando giocano a nascondino, si coprono gli occhi per diventare invisibili.

Ecco. Che il mondo li riapra quegli occhi.

Buonanotte amiche

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