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Lasciatemi dire due parole su ciò che accadrà domani.
Parto da una premessa.
Mio figlio, nato nel Luglio del 2001, si chiama Nicolò, Francesco, Gabriele.
Il secondo e il terzo nome li ho voluti fortemente, nonostante nel 2001 non fosse più consuetudine darli.
Il 2001 è stato l’anno dello scudetto vinto dalla Roma e il nome Francesco non è stato scelto a caso.
Neanche il terzo, Gabriele, “italianizzato” rispetto all’originale Gabriel (Batistuta).
Era l’anno di Capello, e di Emerson, Samuel, Montella, Cafu, Del Vecchio.
E di un Capitano, Francesco, appunto. Il re di Roma.
Ero molto incinta quel 17 Giugno del 2001, avrei partorito un mese dopo, e ricordo tutta l’emozione di quel pomeriggio.
Oggi mio figlio ha quasi 16 anni, e quei nomi li porta con leggerezza.
Quasi dimenticati nel tempo, domani ci torneranno alla mente.
E ripenseremo a quel 17 Giugno del 2001 in cui abbiamo pianto di gioia mentre piangeremo la fine di una grande storia d’amore.
Eh sì, domani si piange.
Il Capitano se ne va. In sordina.
Dopo una stagione di incomprensioni, umiliazioni, cose dette a mezza bocca.
Dopo una vita dedicata alla sua Roma.
Mai un tentennamento, niente di serio almeno. L’avrebbero voluto tutti e avrebbe potuto vincere molto di più.
Ma no.
Franco Sensi, padre putativo, gli ha fatto amare la Roma sopra ogni cosa.
La Roma si ama, non si discute.
La maglia n.10.
Lo stadio Olimpico.
La Curva sud.
Domani si volta pagina.
Noi ci siamo Capitano, oggi come 16 anni fa. Nella gioia e nel dolore.
E speriamo che l’Olimpico riesca a contenere tanta energia.
Speriamo che il tuo tempio non si pieghi per le troppe lacrime.
Buona vita Capitano.
E grazie. ❤️

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